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Libro dei sogni «Indistinto»

Il totale

Un simbolo universale e molto complesso. Il drago, o «serpente alato», unisce in sé il serpente e l'uccello, lo spirito e la materia. All'inizio il suo simbolismo era del tutto favorevole e significava le acque che portano la vita (il serpente) e il soffio della vita (l'uccello). Si identificava con gli dèi celesti e con i loro rappresentanti terreni: gli imperatori e i re. In seguito il suo simbolismo divenne ambivalente, indicando le piogge benefiche che seguono i temporali e, insieme, le forze distruttive del fulmine e dell'inondazione. In Oriente il drago è, di regola, la Forza Celeste che porta il bene, mentre in Occidente diventa ctonio, distruttivo e malvagio. Il drago può essere solare e lunare, maschile e femminile, buono e cattivo. In Estremo Oriente simboleggia il potere soprannaturale, la saggezza, la forza, la conoscenza nascosta, la forza delle acque che portano la vita. È l'emblema dell'imperatore come Figlio del Cielo e, dopo di lui, dell'uomo saggio e nobile. Le religioni monoteiste raffigurano il drago come una forza malvagia, salvo casi isolati in cui può personificare il Logos, lo spirito vivificante o la divinità onnipotente, il Pleroma. Il drago e il serpente di solito si sostituiscono a vicenda nel simbolismo che rappresenta l'implicito, l'indifferenziato, il caos, il latente, la natura indomita, nonché la forza vitale dell'acqua. Quando erutta tuoni e fulmini, avviene il passaggio dal mondo non manifestato al mondo creato della forma e della materia. E qui il drago ha un simbolismo duplice:

Può comparire sia come dio della pioggia sia come suo avversario, che impedisce alla pioggia di cadere. Lo si associa, da un lato, al mare e agli abissi marini, dall'altro alle cime dei monti, alle nuvole e alle regioni solari orientali. Nel ruolo di mostri, i draghi sono «signori della terra» autoctoni, con cui devono lottare gli eroi, i conquistatori e i costruttori per impadronirsi della terra o per colonizzarla. Essi sono anche i custodi dei tesori e dell'accesso alla conoscenza segreta. La battaglia con il drago simboleggia le difficoltà che occorre superare per impadronirsi dei tesori della conoscenza interiore. La vittoria sul drago personifica la risoluzione del conflitto tra luce e tenebre, la distruzione delle forze distruttive del male, oppure la vittoria sulla propria natura oscura e il raggiungimento del dominio di sé. Salvare una fanciulla innocente dalle grinfie del drago significa liberare le forze pure, annientando quelle malvagie. Il drago spesso si oppone al dio morente. Nell'alchimia il drago alato personifica il «volatile», e, perdute le ali, è «fissato», catturato. Nell'alchimia cinese il drago è il mercurio, il sangue e il seme. Presso i Celti è simbolo del potere supremo, del signore. Il drago rosso è l'emblema del Galles. Il drago e il serpente nel simbolismo cinese sono inseparabili. Il drago rappresenta la forza spirituale suprema, il soprannaturale, l'infinito, lo spirito dei cambiamenti, la forza divina del cambiamento e della trasformazione, i ritmi della natura, la legge del divenire, la saggezza soprannaturale, la forza. È il «Cervo Celeste», il Sole, la luce e la vita. Il cielo, il potere supremo, la forza maschile yang. Il drago delle nuvole significa, inoltre, il temporale e la pioggia vivificante, le acque profonde e la Primavera. Il Drago Azzurro «lung», il supremo, vive nei cieli ed è lo spirito vivificante, la forza celeste, la forza soprannaturale e infinita. Sulla terra il drago azzurro è segno del potere imperiale delegato, segno dell'imperatore. Il drago imperiale, chiamato anch'esso «lung», ha cinque artigli, la sua testa è rivolta a Sud e la coda a Nord. Rappresenta l'Oriente e la pioggia vivificante. Il drago comune «mang» ha quattro artigli per zampa e rappresenta il potere temporale. Una forma più antica del drago cinese era il drago con tre artigli. In seguito questa forma di drago fu adottata in Giappone. Il drago senza corna «li» vive nel mare e possiede le profondità marine, simboleggia anche il letterato. Il drago «chiao» vive sui monti o sulla terra e personifica l'uomo di stato. Secondo Wang Fu, il drago ha «nove somiglianze»:

«Le sue corna sono simili a quelle del cervo, la testa è di cammello, gli occhi come quelli di un demone, il collo di serpente, il ventre di lumaca, le scaglie come quelle della carpa, gli artigli d'aquila, le piante delle zampe di tigre e le orecchie di mucca». Due draghi «che lottano», in competizione, che si guardano l'un l'altro, rappresentano il dualismo delle forze yin-yang, di tutte le forze opposte e complementari, delle forze celesti e terrestri; di solito tra loro è raffigurato o il Sole o la «perla celeste», la Luna. I draghi voltati schiena contro schiena personificano i principi yin-yang. Quando sono raffigurati nell'atto di inseguire ciascuno la coda dell'altro, è un simbolo dell'azione creativa reciproca delle forze yin-yang. Spesso il drago è raffigurato con la «sfera del drago» o la «perla fiammeggiante». Esistono varie interpretazioni di queste immagini:

È o il rombo del tuono, oppure si intende che, quando la Luna, portatrice di pioggia, cala, il drago la inghiotte, e quando cresce è segno che a poco a poco la sputa fuori. Nel taoismo e nel buddismo è la «perla che esaudisce tutti i desideri», la perla della perfezione, in altre parole la saggezza, la luce e l'essenza spirituale dell'universo. Può rappresentare il Bodhisattva nel processo di continua illuminazione. Il drago raffigurato insieme alla Fenice è il simbolo dell'unione del Cielo e della Terra, dell'imperatore e dell'imperatrice, della potenzialità divina che racchiude in sé tutti i contrari, delle interazioni di macrocosmo e microcosmo, dei due aspetti dell'androgino, dei ritmi di evoluzione e involuzione, di nascita e morte. Il loro simbolo è anche la doppia spirale. Il drago raffigurato insieme alla tigre può significare la sensualità, mentre la tigre in questo caso simboleggerà l'ira e l'ostilità. Nel cristianesimo il drago è considerato un serpente, «quell'antico serpente», la forza del male, il diavolo, il tentatore, il nemico di Dio. Rappresenta inoltre la morte, le tenebre, il paganesimo e l'eresia. Nell'Antico Testamento la «dimora dei draghi» è associata all'«ombra di morte» (Salmi, 44:

19) e agli abissi delle acque. La «dimora dei draghi» era considerata un luogo di desolazione e di perdizione. I vincitori dei draghi appaiono come trionfatori sulle forze del male e dell'eresia. Il drago con la coda legata personifica il male sconfitto, poiché si riteneva che la forza del drago fosse nella sua coda, come quella dello scorpione. L'arcangelo Michele che abbatte il drago mostra la vittoria del dio del sole sulle tenebre, che nel cristianesimo si è trasformata nella versione della sconfitta di Satana. I draghi sono attributi dei santi Cado, Clemente di Metz, Giorgio, Keyne, Margherita, Marta, Sansone, Silvestro e dell'apostolo Filippo. Presso gli Egizi il drago è l'emblema di Osiride, dio dei morti. Apopi, il drago delle tenebre e del caos, viene abbattuto ogni mattina dal Dio-Sole Ra. Nella cultura greco-romana è attributo di Eracle, vincitore dei mostri. A volte i draghi sono raffigurati aggiogati al carro di Cerere. Presso gli Ebrei è considerato un simbolo di desolazione;

Abitante dei deserti. Nell'induismo il drago è la forza manifestata, la parola pronunciata, attributo di Soma e di Varuna. Indra abbatté il drago. Nella cultura iranica è attributo di Haoma. Presso i Giapponesi il drago con tre artigli per zampa rappresenta il Mikado, il potere imperiale e spirituale. Nella mitologia sumero-semitica è l'«avversario», la forza del male.